Il lavoro del filtro
Una porta con regole chiare, non una sfera di cristallo.
Partiamo dall’integrale: tutte le colonne possibili costruite con la base scelta. A quel punto possiamo stabilire che una colonna debba avere una somma compresa in un certo intervallo, contenere un numero minimo e massimo di simboli pari oppure evitare sequenze troppo lunghe.
Il filtro guarda una colonna alla volta e risponde soltanto “ammessa” oppure “esclusa”. Non prova simpatia per il 7, non si offende se compare il 13 e soprattutto non legge il futuro. È più simile a un controllo all’ingresso: può verificare la lista, non sapere chi ballerà meglio.
Un filtro è una condizione verificabile applicata a tutte le colonne. Un vincolo è la regola che deve essere rispettata perché una colonna rimanga nel sistema.
Che cosa significa davvero
Escludere una struttura non significa prevedere un risultato.
Se eliminiamo tutte le colonne con cinque simboli consecutivi, sappiamo con certezza che il sistema finale non ne contiene. Non sappiamo, invece, se una sequenza di cinque consecutivi comparirà nell’evento futuro. La prima frase riguarda il nostro file; la seconda pretenderebbe informazioni che il file non possiede.
Possiamo controllarla riga per riga e ottenere sempre la stessa risposta.
Il filtro non modifica la probabilità matematica della singola combinazione.
Questo non rende i filtri inutili. Al contrario: li rende onesti. Servono a costruire sistemi coerenti con preferenze, budget o criteri di distribuzione. Basta non chiedere loro di fare anche l’oroscopo.